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OperaFestival: CARMINA BURANA

Chiusdino - Venerdì 05 Agosto, Abbazia di San Galgano, ore 21.00


Carmina Burana di C. Orff è un concerto di grande suggestione musicale e teatrale, noto al pubblico di tutto il mondo e di ogni generazione, che deve la sua fama anche all’utilizzo dei suoi celebri pezzi nel cinema e nella pubblicità.
Il compositore tedesco Carl Orff compose le celebri “cantiones profanae” nel 1937 traendo spunto dai testi medievali.Orff scelse di comporre una musica nuova, sebbene nel manoscritto originale fosse contenuta una traccia musicale per alcuni dei brani. La prima rappresentazione avvenne l'8 giugno 1937 a Francoforte sul Meno. La prima esecuzione italiana invece si tenne al Teatro alla Scala in Milano il 10 ottobre 1942.
Orff si ispirò alle parole dei clerici vagantes che inneggiano al vino, alla natura, alla gioia di vivere, ai canti studenteschi e a quelli carnascialeschi, generati - come ben si può immaginare - dalle abbondanti e gaie libagioni alcoliche ma che, allo stesso tempo, non distolgono lo sguardo dai colori più tetri della morte. Il compositore tedesco trasse linfa creativa anche dalla ricchezza linguistica generata dalla mescolanza del latino con il tedesco medievale, un latino che sfumava verso la parlata del volgo, più colorita e ricca. Per le sue caratteristiche può essere definita anche "cantata scenica" ed ha il sottotitolo Cantiones profanae cantoribus et choris cantandae, comitantibus instrumentis atque imaginibus magicis.

La matrice musicale è regolata da melodie ben squadrate e da ritmi regolari, da cori che cantano all’unisono, e con le percussioni che sottolineano la “cantata scenica”. Dopo il prologo, un’iniziale invocazione alla dea Fortuna (O Fortuna), il brano più famoso dell’intero concerto, si susseguono tre parti: la prima celebra, nella primavera, l’aspetto terreno della natura, descritto con accenti di malinconica commozione (Veris laeta facies). Nella seconda (In taberna), sono protagoniste canzoni goliardiche. La terza sezione è un’apoteosi dell’amore (Cour d’amours) che culmina in un’invocazione a Venere per precipitare, senza soluzione di continuità, nella ripresa del coro iniziale O Fortuna, che conclude ciclicamente il lavoro sottolineando l’immagine dell’enorme ruota simbolica.

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